Una domenica in Triennale _ Expo 2015 prima puntata

Una calda domenica di maggio a Milano e finalmente un pomeriggio libero da organizzare. Ha appena inaugurato la Fondazione Prada ma temiamo che ci sia troppa confusione essendo il primo fine settimana di apertura per cui decidiamo di visitare la mostra alla Triennale di Milano “Cucine & ultracorpi” che fa parte dell’allestimento “Arts & Foods” che è l’unico Padiglione realizzato in città di Expo  2015.

Gli ultracorpi in questione sono i piccoli e grandi elettrodomestici che con l’avvento dell’industrializzazione hanno pian piano sostituito molte mansione dell’uomo (o della donna :)) in cucina.

Ai primi frigidaire e ad affascinanti frullatori vintage si affiancano vecchie pubblicità, film, libri e giochi. Ho rivisto i pupazzi gonfiabili di Susanna tutta panna e della mucca Carolina dell’Invernizzi, ve li ricordate? Ci sono opere divertenti per i bambini tipo l’hamburger gigante di Tom Friedman ed alcune un po’ inquietanti come quella in cui i fratelli Chapman crocefiggono il clown di McDonald (non inquieta tanto il clown quanto ciò che lo circonda, il piccolo Pi è passato di fianco alla teca ad occhi bassi).

Avrei voluto poter guardare meglio questa mostra (forse lo farò dato che con i biglietti di Expo l’ingresso è gratis e non ho ancora sfruttato l’opportunità) ma si sa che con i bambini si corre avanti ed indietro a destra ea  sinistra… comunque a me è piaciuta e loro si sono divertiti soprattutto al laboratorio “Ceramics of Italy” dove hanno potuto comporre quadri, impastare farine o creare profumi utilizzando spezie, sementi, farine, polveri di caffè, cacao, riso e altro ancora mentre le immagini di ciò che facevano venivano proiettate.

Così noi abbiamo inaugurato la stagione Expo!

 

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L’omino rosa

Ogni mattina andando a scuola i due P ed io facciamo un lungo tragitto lungo il quale incontriamo diversi punti di riferimento alcuni dei quali sono diventati nostri amici. Abbiamo anche disegnato una mappa che prima o poi dovremo aggiornare con le nuove scoperte.

Ci sono i pianeti, lo Ja rosa, Pisssello, il citofono ad orecchio, l’omino delle luci, la casetta profumata…

Ognuno di loro ha una storia. Lo Ja, che nella lingua del piccolo Pi sarebbe un coniglio, lo vediamo da lontano, Pisssello vive seminudo in città con elmo e alette ai piedi e ci preoccupiamo molto per lui soprattutto quando piove, l’omino delle luci trasporta un carico davvero pesante ma soprattutto è mooolto sporco e ci chiediamo quando verrà pulito, la casetta profumata era andata letteralmente a fuoco ed è rimasta a lungo abbandonata fino a che è risorta dalle sue ceneri tornando finalmente ad ospitare piante e fiori. Facciamo molti altri incontri ed immaginiamo tante storie diverse per ognuno di questi.

E’ bello percorrere la strada salutando tanti amici, rende tutto più allegro anche se siamo quasi sempre in ritardo ed affannati.

Da poco si era aggiunto alla nostra combriccola l’omino rosa. Abbiamo fantasticato molto su come fosse arrivato lì, di cosa fosse fatto, chi lo avesse creato. I bambini hanno desiderato portarselo a casa ma sono riuscita a farli desistere. Un giorno siamo riusciti finalmente a raggiungerlo per vederlo da vicino e fotografarlo… come erano contenti!

Il giorno dopo l’omino rosa era scomparso… abbiamo temuto fosse caduto ma non ne abbiamo rinvenuto il corpo. Rimangono solo alcune tracce della sua presenza sulla ringhiera in ferro su cui era seduto.

Chi ha portato via l’omino rosa?

Abbiamo una nuova missione: risolvere questo mistero.

Alla prossima puntata.

omino rosa

Ho paura

Una domenica mattina piccolo Pi si è presentato nel lettone con le manine sugli occhi dicendo: “Non fatemi più vedele il liblo degli elloli mi fa paula”.
Strano, non lo avevamo ancora letto e non lo prendevamo in mano da circa 2 mesi.
Indagando abbiamo scoperto che era il “disegno della copeltina a fargli paura. Non mi ricordavo bene cosa ci fosse raffigurato, quando l’ho guardata e visto un gattino grigio sul fronte e un pagliaccio con gli occhi a croce sul retro ho immaginato che fosse lui la causa della sua paura… e invece no, era proprio il muso di gatto grigio dagli occhi tristi al quale mancano le vibrisse di sinistra a terrorizzare un bimbo di 4 anni  rifugiato in fondo al letto sotto il piumone e sempre con le mani sugli occhi per essere certo di non vedere quell’immagine.
Le paure dei bambini possono essere le più disparate l’importante è cercare di superarle, questa volta abbiamo risolto velocemente  il problema inventandoci una nuova copertina con un gatto meno triste e completo di baffi, non credo che Gianni Rodari o Bruno Munari che ha illustrato il libro se la sarebbero avuta a male. Che dite?

Nuova copertina per il libro degli errori

Sogni d’oro

Il piccolo Pi comincia a star stretto nel suo lettino, non potrò far finta di ignorare ancora a lungo questo dato di fatto.
Vorrei non pensarci ancora per un po’ perché mi spiace dismettere dopo tanti anni il mitico lettino Stokke, perché un letto di dimensioni normali implica spostamenti e nuovi ragionamenti sugli arredi della camera ma soprattutto perché, diciamolo, vuol dire che il mio bambino non è più così piccolo e per una mamma la questione non è banale.
Non vorrei fare come la mia amica che ha sostituito il lettino della figlia all’età di sette anni, non fosse per il fatto che io non posso approfittare della finestrella sul fondo che le permetteva di far uscire i piedi…. Rischierei di trovarlo con le zampotte irrimediabilmente incastrate tra le sbarre!
Gli aspetti positivi naturalmente ci sono, veder crescere i propri figli è bello e stimolante inoltre vorrei fare come per P al quale il nuovo letto l’avevo disegnato io.
Vorrei che quello del piccolo Pi fosse diverso ma mi piacerebbe utilizzare lo stesso materiale, starebbero bene insieme e tutti e due avrebbero il loro personale contributo da parte della mamma.
Sto studiando il da farsi, sfoglio libri, guardo di qui e di  ma per ora non ho le idee chiare.

Accetto consigli!

Qualcuno me lo ha dato P.
“Mamma potresti farlo triangolare con le ruote da carriola in ogni lato, davanti sulla punta lunga un manubrio, intorno delle lattine che se ci soffi dentro il triangolo parte, poi un pulsante per l’autodistruzione e una cosa di ferro altissimo con sopra un cuscino!
“Ah! Che sollievo, almeno quello….”
“Poi basso, basso, basso sotto terra ci sono le coperte e dopo ci sono dei cassetti dove mettere i pupazzi…”
“Ma a cosa serve il pulsante per l’autodistruzione?”
“Se arriva un ladro glielo spari in faccia e sccchhhrrr sccchhhrrr lo distruggi”
“Quindi non serve per distruggere il letto con dentro piccolo Pi?”
“Nooooo”
“Beh allora potrei pensarci.”
imageimageLetto vintage

Perle di saggezza

Domenica scorsa abbiamo festeggiato tutti in un colpo i compleanni di dicembre e di gennaio di una parte della famiglia, 8 persone…tra le quali anche P e piccolo Pi che lo hanno definito il “finto” compleanno dato che esiste anche un “finto” Natale, quello che si passa con parte della famiglia qualche giorno prima del 25 dicembre.

Piccolo Pi che non ha ancora 4 anni (il “vero” compleanno non è ancora arrivato) seduto con aria saggia ha così commentato: “Il finto compleanno, il finto Natale… viviamo in un mondo di plastica!”

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Il manuale di nonna papera

Ho scoperto “fragole a merenda” per caso come spesso accade quando ci si perde navigando da una parte all’altra del web.

Sabrine proponeva ai suoi lettori di cucinare, fotografare e raccontare una delle ricette del mitico Manuale di Nonna Papera, purtroppo la data di scadenza era passata ma da allora non ho mai smesso di seguire questa piccola cucina e la sua magica inquilina.

La scorsa estate dopo aver pubblicato la raccolta delle tante ricette che aveva ricevuto Sabrine ci ha dato una nuova possibilità di far parte di questa avventura.
Non sono una cuoca appassionata (anzi!) ma da bambina non so quante volte ho sfogliato quel manuale, ero affascinata soprattutto dall’enorme torta raffigurata in copertina che Nonna Papera cerca di decorare mentre Qui, Quo e Qua fuggono trasportando via il tavolo che la regge.
Tra le tante per me la ricetta diventata mitica è quella de  “I biscotti della Brigitta”, credo di averli preparati con la mia mamma solo una volta ma nel mio ricordo sono rimasti i biscotti più buoni del mondo.

Il Manuale originale è custodito gelosamente nella casa materna ma ora ne ho uno tutto mio perchè è stato rieditato identico a quello degli anni 70 ed io ne ho subito comprata una copia!

Ho approffittato di una bella domenica di sole autunnale in cui il piccolo Pi ed io siamo rimasti soli per prepararli insieme.

I biscotti della Brigitta
Che cosa occorre:
gr 120 di burro; gr 75 di zucchero a velo; una bustina di zucchero vanigliato; un uovo; gr 200 di farina; un pizzico di sale; qualche cucchiaio di cacao.
Come si procede:
Fate la pasta (il rimando a pag. 225 descrive come fare la pastafrolla impastando la farina, l’uovo, il burro a pezzetti, lo zucchero, la vanillina e il sale), lasciando da parte l’albume, dividetela in due partied e a una delle due aggiungete il cacao. Fate due palle e lasciatele riposare per mezz’ora al fresco.
Riprendetele, e tiratele separatamente formando un quadrato largo circa cm 20 e spesso circa mezzo. Sovrapponete il quadrato bianco a quello nero e arrotolate il tutto come un salame, piuttosto strettamente, lasciando al fresco un’altra ora.
E’ giunto il momento di “affettare” il salame ciascuna fettina sarà un biscotto, che va messo sulla lastra imburrata del forno. Lasciateli cuocere a 170° circa per 10 minuti, poi toglieteli dal forno, spennellateli immediatamente col bianco d’uovo scioltocon un po’ d’acqua, e inzuccherate. Pazienza, lasciateli raffreddare!

Piccolo Pi ed io non avevamo lo zucchero vanigliato, non abbiamo steso la pasta a forma di quadrato,  non abbiamo sovrapposto il bianco al nero ma vicevera, non abbiamo lasciato a riposo il salame per un’ora e non abbiamo aspettato che si raffreddassero ma comunque i nostri biscotti erano buonissimi, forse in queste ricette a quattro mani quello che serve davvero è l’ingrediente segreto!

I biscotti della BrigittaAndate a leggere di questa bella avventura con i suoi  risvolti e cercate le ricette pubblicate ma senza fare confronti con certi biscotti dalle forme perfette….

 

 

Per il mio onomastico voglio Pluto vecchio di cellulite

P per il suo onomastico aveva un desiderio che ha espresso con un biglietto che citava (tralasciando gli errori di ortografia): “PER IL MIO ONOMASTICO VOGLIO PLUTO VECCHIO DI CELLULITE”.

Il Pluto in oggetto era un gioco molto vecchio che abbiamo ipotizzato essere in celluloide. Lo desiderava ed era curioso di sapere quanto costasse, gli ho spiegato che non ne avevo idea in quanto è un mercato che non conosco, bisognava recarsi al negozio che lo esponeva e domadare. Volevo che lo facesse lui per cui mi sono fermata con l’auto a pochi metri e ho aspettato che andasse in missione. Dopo diversi minuti passati ad osservare la vetrina (tenuto d’occhi da alcuni passanti) è tornato dicendomi che non ne aveva il coraggio, gli ho proposto di tornare con il sostegno del fratello treenne.

Piuttosto di farlo lui ha sollevato il peso non indifferende del piccolo Pi per permettegli di suonare il campanello, quest’ultimo è entrato ha chiesto il prezzo ed è uscito (urlando “costa cento eulo!) seguito dal proprietario che gesticolando con la mano come per dire “machièlamadresciagurata” era già pronto a chiamare i servizi sociali. Peccato che mi trovassi a circa 7,5 metri di distanza… ma è normale che al giorno d’oggi un bambino non possa stare a più di 15 cm dal genitore o da chi ne fa le veci senza rischiare una denuncia o il giudizio negativo del prossimo?

Io andavo addirittura all’asilo da sola, confinava con casa mia  ed ero seguita dalla finestra con lo sguardo ma ve lo immaginate al giorno d’oggi?

Comunque Pluto è ancora lì perchè anche se fosse costato 10 euro chi di noi avrebbe avuto il coraggio di andarlo a comprare?
Aaaah dimenticavo il piccolo Pi, lui sì che è un temerario!

Pluto di cellulite

 

Nella giungla delle attività

Eccoci qui belli scomodi (cito me stessa all’età di 2 anni) a settembre inoltrato a ramazzare volantini, chiedere informazioni, organizzare lezioni prova e giocare a sudoku con una griglia in cui incastrare giorni, impegni, fratelli…

Quando “ero giovane” (leggi non mamma) guardavo con un certo scetticismo quei bambini così impegnati da sembrare degli amministratori delegati…. oooh come vi capisco ora genitori di quei bambini…

Ma farà così male ai nostri figli tutto ‘sto sport? Certo che ci manca l’inglese (e mi sento in colpa) e se fra un tuffo in piscina, un placcaggio e un combattimento aggiungessi gli scacchi… aiutooo non so cosa fare!

tanti sport e tanti corsi

 

L’estate sta finendo…

Questa strana estate 2013 è arrivata tardi ed è stata comunque capricciosa.

L’estate mi da un senso di vuota malinconia, forse perchè è legata a ricordi tristi, forse perchè il caldo dei pomeriggi lenti e vuoti sia in città che altrove (se non si è in viaggio) mi lascia un senso di stordimento, forse perchè l’estate è legata al distacco. Il distacco dalla vita di tutti i giorni, dagli amici e perchè partire è davvero un po’ morire, almeno per me, ma una volta partiti e soprattutto quando si è in viaggio molte cose cambiano.

L’estae divide l’anno. D’estate si pensa di più, si vedono cose nuove, si fanno cose diverse, ci si libera e ci si rigenera per ripartire spesso carichi di buoni propositi.

Quest’estate ho passato tanto tempo con Pi e Piccolo P. che si sono costruiti rifugi, hanno annusato fiori, osservato gli animali e la natura, cercato sassi, visitato città e luoghi diversi, fatto scoperte. Hanno giocato e si sono anche annoiati,  non sono mancate le lamentele per i compiti, i capricci e i litigi tra fratelli… ma questa è un’altra storia.

L’estate è lunga ma quando si arriva in fondo sembra volata,  si ricomincia buon rientro a tutti!

 

tutta estate 2013

E’ finito il caffè

Oggi è l’ultimo giorno di scuola.

Come sono diverse le cose a seconda del punto di vista da cui le si guarda. Da ragazzini la fine della scuola era la meta da raggiungere sin dall’inizio dell’anno, da bambini la felicità di non doversi buttare giù dal letto ma forse anche la tristezza di lasciare gli amici per tutta l’estate, da genitori è una mezza tragedia!

Tre mesi sono lunghissimi, l’appuntamento quotidiano con le mamme del caffè dovrà aspettare ma a parte questo particolare (non irrilevante) è davvero difficile per le famiglie sistemare i bambini per così tante settimane, voi come vi siete organizzati?

Qualche mese fa ho scoperto che in Italia la scolarizzazione non è obbligatoria, sono caduta dal pero… E la storia dei carabinieri che vengono a bussare alla tua porta se non ti presenti in classe? Non potrò più rivendermela in caso di necessità e per ora a P. non rivelerò l’accattivante (per lui) alternativa ossia l’Home schooling.
Per la nostra costituzione è l’istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola e i genitori possono sostituirsi agli insegnanti.
La prima volta che ne ho sentito parlare è stata ad una trasmissione in tv, l’argomento mi ha incuriosito e me ne sono interessata per una mamma del caffè che si sta per trasferire all’estero dove i suoi figli frequenteranno una scuola americana ma che vorrebbe dar loro anche un’istruzione italiana.

Di homeschoolers se ne sta occupando per lavoro anche Paola di Ero una brava mamma prima di avere figli, l’argomento comincia a prendere piede e visti i continui tagli e la crisi galoppante non vorrei che qualcuno ci pensasse seriamente.
Tre mesi sono davvero lunghi ma dodici io, per diverse ragioni, non li potrei affrontare…

W LA SCUOLA!

E' finito il caffè

Freddo e fango

Per molti bambini si sta per concludere un anno di scuola, di attività e di sport.

Quest’anno il Grande P ha deciso di iscrivere P. ad uno sport di squadra per cercare di migliorare la sua indole a dir poco esuberante ma che nasconde un carattere timido ed introverso. La scelta, senza troppi preamboli è caduta sul rugby. Ammetto che il mio animo di mamma italiana quello del tipo ohmammamiasesifamale e la repulsione per terra e fango hanno cercato di fare resistenza ma i pregiudizi sono presto venuti meno.

E’ entusiasmante veder giocare dei bambini che affrontano con entusiasmo, forza e coraggio gli avversari nonostante i risultati e le condizioni atmosferiche che quest’anno hanno dato il peggio. Pazienza se ogni tanto non si buttano nella mischia, raccolgono le margherite o non gridano l’inno della squadra, anche se i padri difficilmente lo accettano…

Ieri siamo stati in trasferta è finalmente il sole ci ha accompagnati, non esultiamo perché al prossimo allenamento tornerà il diluvio… Comunque di questi mesi mi resterà sicuramente il ricordo del fango, del freddo, delle sveglie all’alba di domenica ma anche l’emozione della prima volta in cui nostro figlio è partito per stare via due notti “tutto solo”, l’energia dei bambini e la speranza che P. pian piano riesca a sentirsi parte di una squadra senza aver timore di esultare così come di arrabbiarsi insieme a degli amici.

Grande P hai fatto bene ad insistere!

Topolino 2013 copy

Io e te

Poter vedere il mondo con gli occhi di un treenne almeno per un giorno mi piacerebbe davvero tantissimo.

L’altro giorno il Piccolo Pi osservando due bassorilievi all’ingresso di un palazzo mi ha guardata e mi ha detto: “Mamma quelli siamo io e te”

Fin che dura me la godo… fra una decinna d’anni dovrò ricordarmi di come mi vedeva e magari lo ricorderò anche a lui!

Siamo io e te

Rimedi anti-formiche

La primavera atmosferica non è ancora arrivata in compenso ieri sera quando siamo tornati a casa abbiamo trovato un battaglione di formiche.  Io avrei posizionato banali trappole o spruzzato nocivi insetticidi invece P si è messo subito al lavoro realizzando utilissime e assai ecologiche scarpe anti-formica. Si indossano e con una danza forsennata si parte all’eliminazione dei fastidiosi insetti con la tecnica dello schiacciamento. “Non vorremmo schiacciarle con le calze da notte, vero mamma?”
Bravo ragazzo!
Scarpe x formiche

Annoiarsi fa bene

Una giornata passata a casa malati può essere molto noiosa soprattutto se fuori splende il sole, però la noia stimola la fantasia e P in questo è maestro.

In due giorni ha prodotto: un amico immaginario in cartone e ossa, un fucile a doppietta fatto di rotoli , una chitarra con una scatola , una nuvola radiocomandata, un’armatura di palloncini, un fiore gigante con vecchie stampe da plotter, un libro, sculture di pasta da modellare, un mio ritratto in filo di rame, una tartaruga con un guscio di noce, un’altalena per conigli… per poi passare dal manufatto alle mosse acrobatiche per appendere dei peluche al soffitto!

Il nastro adesivo corre a fiumi in casa nostra ma ne vale la pena e per fortuna carta, cartone, rotoli,  scatole e materiali vari sono quasi tutti di riciclo, vengono poi utilizzati giochi tradizionali come una macchinina radiocomandata (da trasformare in nuvola con un po di carta e biadesivo) e nuovi materiali come scooby doo colorati, palloncini o filo di rame.

Annoiarsi stimola la fantasia e poi…. tutti di nuovo a scuola!

Lavoretti di Franci

Fai finta di essere una mamma intelligente

f2013_febbraio Gnomo pie disegnoIl piccolo Pi, neo treenne, alcune mattine fa mi ha guardato serio negli occhi e con tono perentorio mi ha detto: “fai finta di essere una mamma intelligente!” Ad onor del vero devo dire che ha aggiunto “così io ti faccio BUUU” e alla domanda: “angioletto della mamma, dimmi, conosci il significato di intelligente?” mi ha risposto di no. Il mio orgoglio ferito si è risollevato ma forse è meglio non dar nulla per scontato con i bambini anche (e forse soprattutto) se certe affermazioni arrivano da un nanetto vestito da gnomo! Leggendo il significato di intelligente qualche dubbio mi è sorto…

Facciamo un libro baobab

Alcuni giorni fa Milano si è immersa nella nebbia e ormai non è più così frequente.

Stavamo andando a scuola ed osservando la nebbia P mi chiede: “Come mai mamma ieri sera vedevo il campo tutto bianco ed una volta corso nel mezzo vedevo le cose che prima erano nascoste?”

E’ stato facile spiegargli il fenomeno descrivendogli il bellissimo libro  di Bruno Munari “Nella nebbia di Milano”. Ricordo benissimo quando negli anni ottanta sono andata a vedere la mostra che Palazzo Reale aveva dedicato a questo grande artista. La sala in cui veniva riprodotta la nebbia era magica. Grandi teli bianchi appesi al soffitto scendevano a terra distanti l’uno dall’altro circa un metro, ognuno di essi riproduceva una sagoma; un albero,  un bambino, un cartello stradale proprio come nel libro ma qui si poteva camminare tra una scena e l’altra avanzando nella sovrapposizione delle trasparenze che man mano svelavano gli oggetti più lontani.

Ho proposto a P di realizzare noi un nostro libro della nebbia con fogli di carta da lucido su cui disegnare. L’idea gli è piaciuta così tanto che ne ha subito avuta un’altra: “Mamma realizziamo anche un libro baobab!” Io: “Mmmmh un libro baobab? In che senso…. un libro molto grosso?” P: “Nooo, uno di quei libri che quando li apri si sollevano le fiugure!” “Aaaah un libro pop-up!” Progetto già più ambizioso… (anche se lui ci ha già provato).

Gli ho raccontato alcune “storie di nebbia” come quella in cui la mia maestra Igi si è ritrovata in mezzo ad un campo invece che a scuola, o quando da bambina in vacanza con il camper ci siamo fermati per la notte in un luogo non meglio precisato e al mattino ci siamo ritrovati, al dissolversi della foschia, in pigiama a fare colazione nel bel mezzo di una piazza di paese. P e piccolo Pi hanno riso moltissimo.

Chissà quando lavoreremo al nostro progetto di libro. Nel frattempo P, appena prima della cena, ha realizzato in fretta e furia una piccola maquette di quella famosa mostra.

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Materiale utilizzato:

  • fogli di carta da lucido (per ricreare la nebbia)
  • un vassoietto da pasticcere
  • nastro adesivo (per attaccare i fogli al vassoietto)
  • un nastro (da attaccare al vassoietto per sospenderlo nel vuoto)
  • forbici
  • piccoli adesivi (meglio fare dei disegni)
  • omino Lego (per l’effetto visitatore)

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Nativi digitali

L’altro giorno durante il nostro immancabile caffè mattutino è saltato fuori l’argomento “giochini”. Bia descriveva una vera e propria scena isterica di suo figlio seienne dovuta al fatto che l’app con la quale stava giocando aveva fatto virtualmente acquistare al suo protagonista degli stivali che lui non voleva più “ma quel fregone di tablet non gli ridava le sue monete!”. Per alcuni giorni l’oggetto è stato fatto sparire e la calma è tornata. I miei figli le poche volte che hanno tra le mani uno di quei giochi finiscono per litigare volendo l’esclusiva del touch screen. È difficile capire come comportarsi con i bambini e le nuove tecnologie, quanto concederle e quanto vietarle. Forse io le nego troppo ma pensando a quei ragazzi, sempre più numerosi, costretti a dover affrontare una vera e propria disintossicazione non so se sbaglio del tutto.
Dopo il caffè mi sono avviata al lavoro e alla radio o sentito parlare della ricerca commissionata dal National Trust sulle abitudini dei bambini fino ai 12 anni dalla quale è emerso che molti di loro passano gran parte del tempo libero seduti davanti alla tv o a giocare con i videogiochi, che meno di uno su dieci gioca regolarmente all’aria aperta e che un terzo non si è mai arrampicato su un albero. Ha quindi lanciato la campagna “50 cose da fare prima di avere 11 anni e 3/4″.
Ho stampato l’elenco e la sera a casa ci siamo divertiti a leggerlo con i bambini spuntando le esperienze già fatte… siamo piuttosto soddisfatti 20 su 30! Ma sfido a trovare tra gli amici chi ha giocato a conker o a geocaching!
Sarebbe bello riscrivere questa lista all’italiana.

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1. Arrampicarsi su un albero
2. Rotolare giù da una grande collina
3. Accamparsi all’aperto
4. Costruire un rifugio
5. Far rimbalzare i sassi sull’acqua
6. Correre sotto la pioggia
7. Far volare un aquilone
8. Pescare con il retino
9. Mangiare una mela appena colta dall’albero
10. Giocare a conker, un gioco tradizionale inglese in cui un partecipante munito di una castagna attaccata a uno spago cerca di staccare dal filo o far cadere la castagna dell’avversario
11. Lanciare palle di neve
12. Partecipare a una caccia al tesoro sulla spiaggia
13. Fare una torta di fango
14. Costruire una diga su un ruscello
15. Andare sullo slittino
16. Seppellire qualcuno sotto la sabbia
17. Organizzare una gara di lumache
18. Stare in equilibrio su un albero caduto
19. Dondolarsi da una corda
20. Giocare a scivolare nel fango
21. Mangiare more raccolte dai rovi
22. Guardare dentro un albero
23. Esplorare un’isola
24. Correre a braccia aperte facendo l’aeroplano
25. Fischiare usando un filo d’erba
26. Andare in cerca di fossili e ossa
27. Guardare l’alba
28. Scalare un’enorme collina
29. Visitare una cascata
30. Dar da mangiare a un uccello dalla mano
31. Andare a caccia di insetti
32. Cercare uova di rana
33. Catturare una farfalla con il retino
34. Inseguire animali selvatici
35. Scoprire cosa c’è in uno stagno
36. Richiamare un gufo imitando il suo verso
37. Osservare le strane creature tra le rocce di un lago
38. Allevare una farfalla
39. Dare la caccia a un granchio
40. Fare una passeggiata nel bosco di notte
41. Piantare qualcosa, coltivarla e mangiarla
42. Nuotare in mare, in un fiume, insomma, non in piscina
43. Fare rafting
44. Accendere un fuoco senza fiammiferi
45. Trovare la strada servendosi solo di mappa e bussola
46. Arrampicarsi sui massi
47. Cucinare in campeggio
48. Fare discesa in corda doppia
49. Giocare a geocaching, una Caccia al tesoro con il GPS
50. Andare in canoa su un fiume

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Una margherita di cartone

Ieri pomeriggio P é uscito da scuola portandomi una margherita fatta di cartone “mamma questa è per te!”. Andava al suo primo pigiama party ed era alle stelle. Io sono tornata a casa con il piccolo Pi al quale quella sera il folletto Serralocchi non avrebbe più portato il ciuccio.
Ricevere un fiore è un buon inzio.

una margherita di cartone

una margherita di cartone