Quanto tempo è passato

 

E’ passato così tanto dall’ultima volta che ho scritto… è come se il tempo si fosse fermato, in realtà di cose ne sono successe molte.

Vorrei scrivere di più, vorrei realizzare molte più cose delle varie che mi vengono in mente ed invece mi sembra sempre di rincorrere qualcosa che mi è sfuggito e una folata di vento dispettoso continua ad allontanarmi.

Ho visto sfrecciare un piccolo orsetto sulla neve, ne ho seguito un altro sui campi di mezza Italia, mi sono occupata di chi stava male, ho lavorato, sognato, pensato, seguito e rincorso ed eccomi qui nel bel mezzo dell’estate a fare progetti senza averne realizzati tanti altri ma il bello di prendersi una pausa dalla vita di tutti i giorni è proprio quello di pensare che al ritorno si possa ripartire da zero… beh proprio da zero magari no ma la sensazione è un po’ quella che si prova quando si ha a disposizione un foglio bianco su cui poter scrivere e disegnare nuove storie e nuove avventure con rinnovata fantasia e più carichi di energia… questo sì!

Buona estate!

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Il manuale di nonna papera

Ho scoperto “fragole a merenda” per caso come spesso accade quando ci si perde navigando da una parte all’altra del web.

Sabrine proponeva ai suoi lettori di cucinare, fotografare e raccontare una delle ricette del mitico Manuale di Nonna Papera, purtroppo la data di scadenza era passata ma da allora non ho mai smesso di seguire questa piccola cucina e la sua magica inquilina.

La scorsa estate dopo aver pubblicato la raccolta delle tante ricette che aveva ricevuto Sabrine ci ha dato una nuova possibilità di far parte di questa avventura.
Non sono una cuoca appassionata (anzi!) ma da bambina non so quante volte ho sfogliato quel manuale, ero affascinata soprattutto dall’enorme torta raffigurata in copertina che Nonna Papera cerca di decorare mentre Qui, Quo e Qua fuggono trasportando via il tavolo che la regge.
Tra le tante per me la ricetta diventata mitica è quella de  “I biscotti della Brigitta”, credo di averli preparati con la mia mamma solo una volta ma nel mio ricordo sono rimasti i biscotti più buoni del mondo.

Il Manuale originale è custodito gelosamente nella casa materna ma ora ne ho uno tutto mio perchè è stato rieditato identico a quello degli anni 70 ed io ne ho subito comprata una copia!

Ho approffittato di una bella domenica di sole autunnale in cui il piccolo Pi ed io siamo rimasti soli per prepararli insieme.

I biscotti della Brigitta
Che cosa occorre:
gr 120 di burro; gr 75 di zucchero a velo; una bustina di zucchero vanigliato; un uovo; gr 200 di farina; un pizzico di sale; qualche cucchiaio di cacao.
Come si procede:
Fate la pasta (il rimando a pag. 225 descrive come fare la pastafrolla impastando la farina, l’uovo, il burro a pezzetti, lo zucchero, la vanillina e il sale), lasciando da parte l’albume, dividetela in due partied e a una delle due aggiungete il cacao. Fate due palle e lasciatele riposare per mezz’ora al fresco.
Riprendetele, e tiratele separatamente formando un quadrato largo circa cm 20 e spesso circa mezzo. Sovrapponete il quadrato bianco a quello nero e arrotolate il tutto come un salame, piuttosto strettamente, lasciando al fresco un’altra ora.
E’ giunto il momento di “affettare” il salame ciascuna fettina sarà un biscotto, che va messo sulla lastra imburrata del forno. Lasciateli cuocere a 170° circa per 10 minuti, poi toglieteli dal forno, spennellateli immediatamente col bianco d’uovo scioltocon un po’ d’acqua, e inzuccherate. Pazienza, lasciateli raffreddare!

Piccolo Pi ed io non avevamo lo zucchero vanigliato, non abbiamo steso la pasta a forma di quadrato,  non abbiamo sovrapposto il bianco al nero ma vicevera, non abbiamo lasciato a riposo il salame per un’ora e non abbiamo aspettato che si raffreddassero ma comunque i nostri biscotti erano buonissimi, forse in queste ricette a quattro mani quello che serve davvero è l’ingrediente segreto!

I biscotti della BrigittaAndate a leggere di questa bella avventura con i suoi  risvolti e cercate le ricette pubblicate ma senza fare confronti con certi biscotti dalle forme perfette….

 

 

Per il mio onomastico voglio Pluto vecchio di cellulite

P per il suo onomastico aveva un desiderio che ha espresso con un biglietto che citava (tralasciando gli errori di ortografia): “PER IL MIO ONOMASTICO VOGLIO PLUTO VECCHIO DI CELLULITE”.

Il Pluto in oggetto era un gioco molto vecchio che abbiamo ipotizzato essere in celluloide. Lo desiderava ed era curioso di sapere quanto costasse, gli ho spiegato che non ne avevo idea in quanto è un mercato che non conosco, bisognava recarsi al negozio che lo esponeva e domadare. Volevo che lo facesse lui per cui mi sono fermata con l’auto a pochi metri e ho aspettato che andasse in missione. Dopo diversi minuti passati ad osservare la vetrina (tenuto d’occhi da alcuni passanti) è tornato dicendomi che non ne aveva il coraggio, gli ho proposto di tornare con il sostegno del fratello treenne.

Piuttosto di farlo lui ha sollevato il peso non indifferende del piccolo Pi per permettegli di suonare il campanello, quest’ultimo è entrato ha chiesto il prezzo ed è uscito (urlando “costa cento eulo!) seguito dal proprietario che gesticolando con la mano come per dire “machièlamadresciagurata” era già pronto a chiamare i servizi sociali. Peccato che mi trovassi a circa 7,5 metri di distanza… ma è normale che al giorno d’oggi un bambino non possa stare a più di 15 cm dal genitore o da chi ne fa le veci senza rischiare una denuncia o il giudizio negativo del prossimo?

Io andavo addirittura all’asilo da sola, confinava con casa mia  ed ero seguita dalla finestra con lo sguardo ma ve lo immaginate al giorno d’oggi?

Comunque Pluto è ancora lì perchè anche se fosse costato 10 euro chi di noi avrebbe avuto il coraggio di andarlo a comprare?
Aaaah dimenticavo il piccolo Pi, lui sì che è un temerario!

Pluto di cellulite

 

L’estate sta finendo…

Questa strana estate 2013 è arrivata tardi ed è stata comunque capricciosa.

L’estate mi da un senso di vuota malinconia, forse perchè è legata a ricordi tristi, forse perchè il caldo dei pomeriggi lenti e vuoti sia in città che altrove (se non si è in viaggio) mi lascia un senso di stordimento, forse perchè l’estate è legata al distacco. Il distacco dalla vita di tutti i giorni, dagli amici e perchè partire è davvero un po’ morire, almeno per me, ma una volta partiti e soprattutto quando si è in viaggio molte cose cambiano.

L’estae divide l’anno. D’estate si pensa di più, si vedono cose nuove, si fanno cose diverse, ci si libera e ci si rigenera per ripartire spesso carichi di buoni propositi.

Quest’estate ho passato tanto tempo con Pi e Piccolo P. che si sono costruiti rifugi, hanno annusato fiori, osservato gli animali e la natura, cercato sassi, visitato città e luoghi diversi, fatto scoperte. Hanno giocato e si sono anche annoiati,  non sono mancate le lamentele per i compiti, i capricci e i litigi tra fratelli… ma questa è un’altra storia.

L’estate è lunga ma quando si arriva in fondo sembra volata,  si ricomincia buon rientro a tutti!

 

tutta estate 2013

Io e te

Poter vedere il mondo con gli occhi di un treenne almeno per un giorno mi piacerebbe davvero tantissimo.

L’altro giorno il Piccolo Pi osservando due bassorilievi all’ingresso di un palazzo mi ha guardata e mi ha detto: “Mamma quelli siamo io e te”

Fin che dura me la godo… fra una decinna d’anni dovrò ricordarmi di come mi vedeva e magari lo ricorderò anche a lui!

Siamo io e te

Facciamo un libro baobab

Alcuni giorni fa Milano si è immersa nella nebbia e ormai non è più così frequente.

Stavamo andando a scuola ed osservando la nebbia P mi chiede: “Come mai mamma ieri sera vedevo il campo tutto bianco ed una volta corso nel mezzo vedevo le cose che prima erano nascoste?”

E’ stato facile spiegargli il fenomeno descrivendogli il bellissimo libro  di Bruno Munari “Nella nebbia di Milano”. Ricordo benissimo quando negli anni ottanta sono andata a vedere la mostra che Palazzo Reale aveva dedicato a questo grande artista. La sala in cui veniva riprodotta la nebbia era magica. Grandi teli bianchi appesi al soffitto scendevano a terra distanti l’uno dall’altro circa un metro, ognuno di essi riproduceva una sagoma; un albero,  un bambino, un cartello stradale proprio come nel libro ma qui si poteva camminare tra una scena e l’altra avanzando nella sovrapposizione delle trasparenze che man mano svelavano gli oggetti più lontani.

Ho proposto a P di realizzare noi un nostro libro della nebbia con fogli di carta da lucido su cui disegnare. L’idea gli è piaciuta così tanto che ne ha subito avuta un’altra: “Mamma realizziamo anche un libro baobab!” Io: “Mmmmh un libro baobab? In che senso…. un libro molto grosso?” P: “Nooo, uno di quei libri che quando li apri si sollevano le fiugure!” “Aaaah un libro pop-up!” Progetto già più ambizioso… (anche se lui ci ha già provato).

Gli ho raccontato alcune “storie di nebbia” come quella in cui la mia maestra Igi si è ritrovata in mezzo ad un campo invece che a scuola, o quando da bambina in vacanza con il camper ci siamo fermati per la notte in un luogo non meglio precisato e al mattino ci siamo ritrovati, al dissolversi della foschia, in pigiama a fare colazione nel bel mezzo di una piazza di paese. P e piccolo Pi hanno riso moltissimo.

Chissà quando lavoreremo al nostro progetto di libro. Nel frattempo P, appena prima della cena, ha realizzato in fretta e furia una piccola maquette di quella famosa mostra.

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Materiale utilizzato:

  • fogli di carta da lucido (per ricreare la nebbia)
  • un vassoietto da pasticcere
  • nastro adesivo (per attaccare i fogli al vassoietto)
  • un nastro (da attaccare al vassoietto per sospenderlo nel vuoto)
  • forbici
  • piccoli adesivi (meglio fare dei disegni)
  • omino Lego (per l’effetto visitatore)

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